La laurea non vi garantisce di essere assunti in un’azienda: è un training che avete fatto per voi, per acquisire competenze che sostengano la vostra passione, per ottenere le strutture che necessitate per interpretare le esperienze di vita e lavoro e per imparare a organizzarle.
Crisi strutturali della profondità di quella che stiamo vivendo sono rare e nell’ultimo millennio il loro numero non supera le dita di una mano. Possiamo paragonarla per esempio alla rivoluzione industriale inglese del 1700 che ha trasformato radicalmente con le scoperte della macchina a vapore il modo di fare industria creando le basi per un innalzamento del tenore di vita occidentale a livelli ineguagliati nella storia dell’uomo
La crisi che stiamo vivendo nei paesi a cultura occidentale è una crisi più profonda di una semplice recessione.
È una crisi che sta assumendo un carattere epocale che si mostra in superficie con una sensazione ancora indefinita di profondo disagio sociale ed è, secondo molti, la spia di un cambiamento strutturale in essere.
La “prigionia interna” non è solo la condizione di chi è privato della libertà per atti criminosi, ma anche di chi vive libero nella normale società. La metafora della prigione è un concetto antico, raccontato esemplarmente da Platone, che nel suo mito della caverna stimola l’umanità a rendersi conto di come vive intrappolata in una prigione interna, un bozzolo intrecciato non di fili fisici ma di schemi mentali che vincolano e condizionano l’interpretazione della realtà.
{youtube}JHrxb7GP9MU|100%|360|0{/youtube}
Che cosa hanno in comune il programma GRIP del carcere di San Quentin e “I Miserabili” di Victor Hugo, uno dei romanzi più importanti del nostro Ottocento?
Tutti e due riguardano la storia di criminali che vengono imprigionati, tutti e due raccontano di come una prigione interna condizioni la loro realtà esterna.