Una notizia diramata dall’agenzia Agi lo scorso 24 agosto mi ha colpito e mi ha fatto riflettere: «La crisi ha cancellato l'Italia dalla cartina europea della competitività. Anche la Lombardia, fino a tre anni fa tra le prime cento regioni europee, è uscita dalla classifica e si trova ora al 128esimo posto. Lo certifica la Commissione europea nell'indice del 2013. In testa alla Top 5 c'è Utrech, in Olanda, seguita dall'area di Londra, dal Berkshire - Buckinghamshire - Oxfordshire (Gran Bretagna), da Stoccolma, e dal Surrey (ancora in Gran Bretagna). Le regioni del meridione d'Italia occupano tutte le ultime posizioni della classifica. La Sicilia è al 235esimo posto su 262. La Calabria è al 233esimo subito dietro alla Puglia e poco distante dalla Basilicata (227). La classifica è stata stilata tenendo conto di diversi fattori: istituzioni, stabilità macroeconomica, infrastrutture, sanità e istruzione di base».

Il ministro Letta, nel corso del suo recente viaggio in Afghanistan, ha dichiarato: «Qui c'è l'Italia che funziona […] Io qui ho voluto mostrare all'Italia ciò che di positivo fa l'Italia».
Letta ha ragione, gli italiani sanno essere bravi. Ne ho avuto la riprova in numerose occasioni durante la mia vita professionale, trascorsa per la maggior parte al di fuori dei confini del nostro Paese. Perché, dunque, all'estero diamo prova delle nostre capacità mentre in “Patria” ci comportiamo diversamente?

La chiave per affrontare questa crisi strutturale risiede nella creazione di un nuovo paradigma e nel conseguente emergere di leader nuovi. Oggi però non esistono molti modelli di riferimento che aiutano in questa direzione: è una strada che si addentra nell’ignoto.

Raoul Castro, presidente di Cuba, nel settembre del 2010 ha dichiarato alla Reuters che il comunismo è un sistema finito che purtroppo non funziona: la dichiarazione equivale a una resa nella sfida durata decenni con il sistema economico capitalistico.
Dopo la caduta del comunismo sovietico negli anni ’80, la svolta cinese e le dichiarazioni di Cuba, il sistema collettivistico continua a vivere solo nelle speranze romantiche di menti nostalgiche.

Dovete ricordare che non state andando a lavorare per soddisfare i vostri bisogni ma per soddisfare i bisogni dell’azienda: solo soddisfacendo prima i bisogni dell’azienda potrete soddisfare i vostri. Per questo non dovete cercare un lavoro qualunque, perché un lavoro qualunque vi darà una vita qualunque, un vita mediocre senza passione e senza crescita.