Le società di successo americane di oggi affrontano tutte le incongruità dell'attività di impresa stessa, la scelta fra la redditività aziendale e l'interesse dei clienti e della società civile, non a parole ma a fatti.
Un equilibrio difficile, oggetto in passato di dibattiti cruenti e al quale l’economista Friedman, rappresentante autorevole dei grandi esponenti del mondo del business, ha dato da decenni una risposta inequivocabile: la responsabilità principale del business è creare ricchezza per gli azionisti.
Al recente congresso di Cernobbio avevano ragione ad evocare l’aiuto degli imprenditori per risollevare le sorti dell’economia. Siamo nel mezzo di un processo di trasformazione culturale del capitalismo: il capitalismo industriale durato fino agli anni '50-'60 ha lasciato il posto al capitalismo postindustriale.
Cosa permette a un imprenditore di risollevare le sorti di un'azienda, a un disoccupato di trovare lavoro o a uno sportivo di vincere una gara? Cosa, in sostanza, ci permette di avere successo? La risposta è unica per tutti: abbiamo successo solo se siamo in grado di cambiare la realtà in cui operiamo.
Ho letto recentemente i resoconti del recente congresso di Cernobbio organizzato dallo studio Ambrosetti e sono rimasto un po' sorpreso a sentire parlare di imprenditorialità, non solo per la scelta dell'argomento, ma soprattutto per i toni. Leggendo, mi sorprende che di colpo i più alti esponenti italiani realizzino di aver bisogno degli imprenditori. Ho riletto i discorsi più di una volta, incredulo. Mi sono venuti alla mente i cavalieri medioevali e l'immagine di gente distrutta, piegata sotto la minaccia del drago, che rievoca i cavalieri (gli imprenditori di oggi) vedendoli come chiave della propria salvezza.
In questo momento la Siria è diventata la cartina di tornasole di una differenza culturale fondamentale che separa il mondo occidentale da quello islamico. Una diversificazione che risale a una precisa data storica: il 1648, quando la pace di Vestfalia mette fine alla Guerra dei Trent'anni, una guerra "di religione" tra le più sanguinose della storia Europea.