«È facile fare le cose quando ci sono i mezzi, lo possono fare tutti; ma se sei bravo riesci a farle anche senza mezzi». Questo è quello che, cinquant’anni fa, insegnava un vero imprenditore come Luigi Ceccarelli ai suoi due figli Franco e Maurizio, miei carissimi amici. Lo ricordo come un uomo di grande integrità ed esperienza, che aveva costruito la sua vita e quella della sua famiglia partendo dal nulla.

Questo post è il primo di una serie in cui analizzeremo le principali caratteristiche che un imprenditore deve possedere per avere successo nel contesto attuale.
La più importante qualità di un imprenditore è, senza dubbio, la visione. La visione è il mondo che l'imprenditore vuole costruire in sostituzione del mondo che osserva di fronte a sé. È infatti dalla realtà di cui è scontento, che percepisce come non appropriata a soddisfare i bisogni delle persone, che nasce in lui la spinta al cambiamento.

Quale capacità imprenditoriale, quanto coraggio nell’innovare, quale fiuto per gli investimenti, hanno in complesso mostrato di possedere gli imprenditori italiani? È la domanda che si è fatto Ernesto Galli della Loggia nel suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera di lunedì 20 ottobre, affermando che non è corretto dare solo la responsabilità della situazione attuale alla classe politica.
Come The Conscious Business Group, condividiamo la sua analisi e siamo da tempo attivi concretamente, con la nostra attività di associazione culturale, per risvegliare gli italiani – o quantomeno quegli italiani che sono in grado di farlo – dal torpore in cui riposano da decenni.

Dopo la caduta del comunismo, simboleggiata dalla caduta del muro di Berlino, al capitalismo, rimasto l'unica ideologia in campo, è stata demandata la missione di estendere  la prosperità economica al mondo intero.
Già nel 1960, Daniel Bell, famoso sociologo statunitense, si era reso conto di quanto negli USA le condizioni sociali ed economiche descritte da Marx fossero superate  e di come esse non potessero più rappresentare la realtà esistente. Il marxismo, con la sua interpretazione della società – incentrata sulla funzione storica della classe operaia come fulcro portante della lotta di classe per superare le ineguaglianze economico-sociali – era diventato obsoleto negli Stati Uniti del XX secolo.