Ernesto Galli della Loggia, nel suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera del 29 dicembre scorso, ha fatto notare quanto sia stata sbrigativa l’analisi che Eugenio Scalfari ha fatto su Repubblica nei confronti della nuova leadership di Matteo Renzi. Scalfari, dipingendo il nuovo segretario del PD come un "capo popolo" e "un uomo della provvidenza", non avrebbe fatto altro che agitare il consueto spauracchio fascista per delegittimare una figura non gradita.

Quanti, da giovani, si sono ripromessi di non ripetere atteggiamenti o comportamenti dei propri genitori, per poi scoprire, una volta adulti, di essere diventati simili a loro? È come se ci fosse una forza che, inesorabilmente, in modo invisibile e nostro malgrado, ci modella a loro somiglianza.

L'articolo di Luigi Offeddu pubblicato sul Corriere della Sera di martedi 10 dicembre fa luce su quanto sia illusoria l’idea di poter cambiare una società agendo sulle sue strutture esterne invece che partire dalla responsabilità personale di ciascun individuo.
Nel novembre del 1989, con la caduta del muro di Berlino, si sfascia un regime durato molti decenni, nato e costruito in maniera autoritaria e forzosa, nel nome della giustizia sociale e della libertà dei popoli.

Per affrontare la forte accelerazione dei cambiamenti, non più solo locali ma globali, gli imprenditori hanno bisogno di una qualità essenziale: la flessibilità. La flessibilità distingue gli imprenditori dai tecnocrati e dai burocrati ed oggi è indispensabile per affrontare la pressione crescente di mercati sempre più complessi e instabili che richiedono proattività, innovazione e maggiore propensione al rischio.
Flessibilità è anticipare i trend emergenti, è rinnovare e riadattare le strategie aziendali ai mercati, innovando prodotti e strategie prima dei propri concorrenti.

I poli produttivi statunitensi di Detroit e della Silicon Valley sono la rappresentazione di due modelli imprenditoriali agli antipodi: il vecchio, rigido modello industriale degli anni ‘50 contrapposto al modello dinamico e flessibile del XXI secolo. Il primo oggi è crollato sotto il peso delle sue strutture e del suo isolamento, mentre il secondo prospera grazie alla sua capacità di fare rete.