Il cambiamento dell’Italia? Inizia da dentro di noi
L'articolo di Luigi Offeddu pubblicato sul Corriere della Sera di martedi 10 dicembre fa luce su quanto sia illusoria l’idea di poter cambiare una società agendo sulle sue strutture esterne invece che partire dalla responsabilità personale di ciascun individuo.
Nel novembre del 1989, con la caduta del muro di Berlino, si sfascia un regime durato molti decenni, nato e costruito in maniera autoritaria e forzosa, nel nome della giustizia sociale e della libertà dei popoli.
Dalle carte segrete recentemente emerse, risulta come la società comunista tedesca, che nelle intenzioni doveva costruire il sogno di una società di giustizia terrena, fosse invece caratterizzata da privilegi di casta, che nulla avevano da invidiare agli attuali privilegi che distinguono le caste politiche moderne.
Privilegi vergognosi: spiagge private riservate ai dirigenti del partito, pensioni privilegiate, negozi riservati agli alti funzionari, uso dei mezzi militari per scopi personali, week-end in Spagna.
La stessa Stasi, la polizia segreta tedesca aveva valutato che tale scenario avrebbe portato al collasso politico e sociale della Germania in poche settimane. E le cose andarono proprio così.
Dall’articolo di Offeddu, traspare chiaramente la ragione per cui tutti i tentativi di cambiare esternamente una società in maniera forzosa e autoritaria falliscono.
Se il cambiamento non avviene prima nella consapevolezza delle singole persone, l'effetto esterno non corrisponderà a un vero cambiamento profondo: sarà un mutamento superficiale, e ad una dittatura se ne sostituirà un’altra, come è avvenuto con Cuba.
L’espressione politica di un Paese è sempre il riflesso del livello di consapevolezza collettiva della comunità. I suoi leader e i membri della classe dirigente, sono normalmente la risposta ai bisogni generati da questo livello di consapevolezza.
Il mondo esterno, infatti, non è che lo specchio di chi siamo noi internamente e questo vale anche a livello collettivo.
Gli insegnamenti della storia dovrebbero essere un monito per chi oggi si illude di poter risolvere i problemi dell’Italia delegando ad altri la loro risoluzione.
Perché oggi la maggioranza di noi è stufa e vuole cambiare il sistema, un sistema di intrallazzi, corruzione , furbizie. Lo percepiamo come un qualcosa che non ci appartiene. Fa parte di un mondo oggettivo con cui non abbiamo nulla da spartire, in cui noi nasciamo e in cui ci troviamo intrappolati, costretti ad accettarlo più o meno passivamente. Il sistema è degenerato, è impazzito, è oramai fuori controllo. Questa situazione ci irrita, è diventata insopportabile, ci fa "giustamente" arrabbiare. La rabbia sta iniziando a scorrere e riversarsi nelle strade italiane alla ricerca di un colpevole.
In realtà stiamo vivendo sotto l'influenza di un incantesimo. Siamo pervasi da un atteggiamento di folle irresponsabilità. Siamo parte di una società, che noi stessi abbiamo corrotto e da cui abbiamo permesso di farci corrompere, anche se inconsapevolmente. Una società che ci appartiene e ci rappresenta perché è la nostra creatura, emanato da noi stessi, da chi siamo noi collettivamente. Siamo decine di milioni di italiani che abbiamo generato atteggiamenti e compiuto piccoli atti giornalieri, magari nascosti, che si sono sommati negli anni modellando il grande mosaico della nostra società italiana attuale.
Noi siamo parte integrante di questa società perché noi siamo la società e il sistema con cui è organizzata e si esprime. Un sistema che abbiamo creato a nostra immagine e somiglianza, così come è tutta la nostra realtà che viviamo personalmente tutti i giorni.
Per questo dobbiamo imparare a ricreare prima noi stessi, se vogliamo veramente e responsabilmente ricreare una società diversa e più umana.