La fisica quantistica ha distrutto il principio di causalità, colonna portante di tutto il pensiero marxista. Al capitalismo è rimasta pertanto la missione di sottrarre dalla povertà miliardi di persone nel mondo. La crisi di oggi, non è il risultato di un sistema rigido e senza cuore, ma della rigidità e mancanza di cuore di chi lo usa come strumento esclusivo per la propria ricchezza.

Recentemente, il presidente cinese Xi Jinping, nel corso di una visita presso un centro di formazione, ha ricordato l’importanza e il ruolo che l’intelligenza emozionale svolge sul livello di occupazione del paese e sul successo della vita lavorativa.
Da essa dipendono l’occupazione e la crescita economica che, ha ricordato Xi, sono alla base della vita delle persone. Naturalmente, ha aggiunto, l’intelligenza emozionale deve accompagnarsi alla conoscenza professionale e tecnica.

Una recente inchiesta di Booz&Co, condotta su un campione di oltre 700 top manager delle più grandi aziende mondiali e focalizzata sulla relazione tra la creazione di valore e i risultati aziendali, ha portato a risultati molto interessanti. Agli executives coinvolti è stato chiesto di selezionare alcune delle aziende più rappresentative del loro settore e di spiegare le ragioni del loro successo o, al contrario, delle loro cattive performance.

Ho incrociato l’altro giorno un piccolo libro di Frédéric Lenoir, filosofo francese, sociologo e storico delle religioni, autore del saggio intitolato “Vivere è un’arte” (sottotitolo “Piccolo trattato di vita interiore”, Mondadori), uscito un paio d’anni fa. Rivedendolo mi si è aperta una piccola finestra d’attico, uno scorcio d’angolo su memorie, conversazioni, esperienze, domande senza risposta, e incontri che hanno segnato la mia vita.