Imprenditori, risvegliamoci!

Quale capacità imprenditoriale, quanto coraggio nell’innovare, quale fiuto per gli investimenti, hanno in complesso mostrato di possedere gli imprenditori italiani? È la domanda che si è fatto Ernesto Galli della Loggia nel suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera di lunedì 20 ottobre, affermando che non è corretto dare solo la responsabilità della situazione attuale alla classe politica.
Come The Conscious Business Group, condividiamo la sua analisi e siamo da tempo attivi concretamente, con la nostra attività di associazione culturale, per risvegliare gli italiani – o quantomeno quegli italiani che sono in grado di farlo – dal torpore in cui riposano da decenni.

 

Riteniamo che sia arrivato il momento che gli italiani riprendano in mano il loro paese e la loro vita, smettendo di aspettare che qualcuno lo faccia per loro, che abbandonino il cinismo e lo scetticismo e si impegnino non tanto a cambiare il paese, ma a cambiare prima di tutto se stessi, perché il paese altro non è se non lo specchio della loro collettività.

Il paese è la somma, della nostra furberia, del nostro essere faccendieri, arraffoni, irresponsabili e tutte le altre "nobili" qualità che ci contraddistinguono, e che Galli della Loggia ha precisamente elencato.

Chiusi in un profondo provinciale autoreferenzialismo, siamo diventati refrattari a qualunque critica. Non ci riguardano. Siamo ignari che ogni mattina, leggendo le notizie devastanti sui quotidiani, ci stiamo in realtà specchiando in noi stessi.
Ma figuriamoci! Che accusa infame, io sono diverso! Questa è la prima reazione indignata che ricevo quando dico queste cose. Intrisi di personalismo, ci deresponsabilizziamo con l'abilità di spadaccini provetti.

Diventati tutti collettivamente antifascisti dopo la guerra, per giusta reazione alla dittatura, ci siamo lasciati manipolare dal gioco delle parti nel credere che l'antifascismo coincidesse con il comunismo. I nostri migliori intellettuali hanno impiegato decenni per rendersi conto che l'antitesi di una dittatura non era un'altra dittatura, anche se ben mascherata da agnello democratico.
Non ci siamo resi conto, per decenni, che qualcuno ci copriva la vista sventolando il lenzuolo dell'antifascismo per non farci vedere dove ci stavano conducendo: verso un’altra dittatura d’oltre cortina.

Oggi siamo ancora persi nell'ipnosi collettiva che l'imprenditorialità sia una categoria di destra, conseguenza della miope cornice culturale del fascismo-antifascismo che domina il profondo inconscio collettivo italiano.
Sia la destra sia la sinistra sono due categorie che oggi hanno perso significato perché ambedue hanno dimostrato di essere, nei fatti, intrise a gradi diversi di una cultura principalmente statalista.

Lo statalismo, fuori dalle retoriche demagogiche, è dimostrato che favorisca la corruzione politica e tutto quel sottobosco di vizi che Galli della Loggia ha elencato nel suo articolo, e che si sono rivelati i pilastri nascosti della nostra nazione.

La maggioranza degli italiani guarda all'imprenditorialità come il fumo negli occhi. Per questo i politici hanno fatto del loro meglio per creare nei decenni disincentivi discredito morale difficoltà burocratiche, distruggendo le condizioni per un sano ecosistema culturale e finanziario.

Non è difficile capire per quali ragioni in pochi abbiano avuto il coraggio di addentrarsi in un territorio tanto ostile, se non perché ci vivevano già, come figli di imprenditori, o come artigiani. Il sistema italiano non ha creato il supporto culturale e materiale per incentivare le persone a trasformarsi in imprenditori moderni.

Nei prossimi post di questo blog, ci addentreremo nella descrizione delle qualità principali che un imprenditore dovrebbe avere, perché riteniamo che la domanda che si pone Galli della Loggia sia molto pertinente.
Se non possiamo cambiare il passato, possiamo però aiutare ad aumentare la consapevolezza nel presente. E chissà che qualcuno, incoraggiato dalla nostra descrizione, si risvegli e voglia unirsi ai tanti che hanno ancora a cuore, non solo a parole, il futuro.