Essere imprenditori: in quale mondo vogliamo vivere?

Questo post è il primo di una serie in cui analizzeremo le principali caratteristiche che un imprenditore deve possedere per avere successo nel contesto attuale.
La più importante qualità di un imprenditore è, senza dubbio, la visione. La visione è il mondo che l'imprenditore vuole costruire in sostituzione del mondo che osserva di fronte a sé. È infatti dalla realtà di cui è scontento, che percepisce come non appropriata a soddisfare i bisogni delle persone, che nasce in lui la spinta al cambiamento.

La visione di Walt Disney era rendere felici le persone, attraverso le emozioni che i cartoni animati sono in grado di generare in loro. L'impero che ha costruito non era fine a se stesso, era lo strumento necessario per realizzare la sua visione.
In un momento storico in cui un'azienda come IBM riteneva che il mondo non avrebbe avuto bisogno nei vent'anni successivi di più di 200 computer in totale, Bill Gates ha lasciato l'università , ossessionato dalla sua visione di voler cambiare il mondo mettendo un computer in ogni casa. Microsoft è lo strumento con il quale ha reso reale la sua visione.
 
L'Italia vive un paradosso:  gli italiani sono considerati un popolo creativo, ma la maggior parte della loro classe imprenditoriale non è visionaria, manca, a sentire gli esperti di una reale visione strategica.
 
Può darsi si tratti di un aspetto culturale. Viviamo immersi in una cultura del giorno dopo giorno, navighiamo a vista da decenni, ed è un aspetto che è comune a tutti gli strati del nostro paese. Anche gli amministratori locali sono spesso concentrati più su una gestione reattiva ai problemi, che non su una gestione che metta al centro la realizzazione di una visione di quello che saranno le nostre città fra 30 o 40 anni.
 
L'Italia stessa, uscita dal dopoguerra, non ha mai saputo produrre una visione avvincente sul tipo di paese e di società che doveva nascere dalle macerie del fascismo, preoccupata solamente di ricostruirsi dal punto di vista economico.
 
La sensazione diffusa è che la maggior parte di  coloro che oggi diventano imprenditori in Italia, sia spinta più che da una visione trascinante tesa a costruire un mondo nuovo e migliore per sé e per gli altri, da motivazioni individualistiche, riassunte nella volontà di voler far da sè, di voler mettersi in proprio, di non voler dipendere da nessuno.
In molti casi, invece, una visione di ampio respiro esisteva originariamente nella mente dei fondatori d’aziende, ma non si è trasferita alla seconda o alla terza generazione.
 
Questo atteggiamento personalistico, segna il fallimento dell'imprenditorialità italiana. L'ossessione del non voler dipendere da nessuno ha seppellito l'idea di costruire un sogno comune.
 
Ci sono tuttavia eccezioni meritevoli di essere segnalate.
Una di queste è rappresentata da Gessi, radicata in Valsesia, terra da sempre generatrice di grandi imprenditorialità, fra cui non ultimi i Loro Piana di Quarona.
Gessi era una piccola azienda di rubinetti, che operava in un settore maturo e destinato lentamente al declino. Nel 1992 ha trasformato la sua visione decidendo di  realizzare rubinetti che fossero anche oggetti di arredamento: nel giro di vent'anni, da piccola società della Valsesia, Gessi si è trasformata in una multinazionale che ha cambiato la qualità di vita di migliaia di persone, inventando nuovi stili di abitare.
 
Un esempio concreto per capire come la visione e i sogni di un singolo uomo abbiano la forza e la capacità di trasformare il mondo che ci circonda.