Oggi davanti ai profondi cambiamenti del mercato non bastano più solo le strategie. Per gestire con successo un’impresa occorre allineare anche il cuore dell’azienda alla strategia aziendale.
Avere un allineamento interno fra strategia e cultura vuole dire soprattutto avere una intenzione dichiarata, un senso di missione profondo, una proposta valoriale chiara, una idea di come raggiungere gli obiettivi, ma soprattutto chiarezza sul perché lo si fa e per chi.

Il cambio di paradigma strutturale che stiamo vivendo è assimilabile ai grandi cambiamenti storici che hanno portato come conseguenza alla distruzione di intere civiltà e il loro assoggettamento ai vincitori.

Quando si passò dall’età del rame all’età del ferro, gli eserciti che avevano armi forgiate con il nuovo metallo conquistarono rapidamente e vittoriosamente i loro nemici. Era cambiata la natura del conflitto: non era più questione di strategia ma di un vantaggio competitivo talmente distruttivo che aveva stravolto l’ordine delle cose.

È difficile fare gli imprenditori, soprattutto in Italia, dove manca il supporto culturale necessario all’esistenza di un sano ecosistema imprenditoriale.
Gli Europei, convinti di aver trovato la terza via, hanno costruito molti accordi economici e scenari istituzionali orientati verso un Capitalismo di Stato burocratico e sostengono la cultura della crescita controllata tanto cara agli statalisti: in Italia lo Stato, i grandi gruppi industriali e i sindacati decidono le linee guida della politica economica italiana.

Ho un amico quasi sessantenne a New York che fa il designer, e fino a oggi è riuscito con orgoglio a evitare di imparare a usare auto-cad,  un software che permette di automatizzare tutti i disegni di arredamento di una abitazione.

Grande esperto e cultore dei disegni fatti a mano era riuscito a barcamenarsi, un po’ per pigrizia, un po’ perché non gli era stato rigorosamente richiesto dal suo datore di lavoro. L’azienda due mesi fa ha implementato una riduzione di personale, annunciata da tempo:  si è trovato licenziato dopo 22 anni di "consecutivo leale lavoro".

Moltissimi anni fa, nei lontani anni ’80, durante una conferenza tenuta presso la casa della Cultura Italiana a New York, l’allora amministratore delegato di IBM Italia disse una frase visionaria  che mi colpì: «gli analfabeti non sono più quelli che non sanno leggere o scrivere, ma sono quelli che non sanno usare un computer»