I fili invisibili del cambiamento
Moltissimi anni fa, nei lontani anni ’80, durante una conferenza tenuta presso la casa della Cultura Italiana a New York, l’allora amministratore delegato di IBM Italia disse una frase visionaria che mi colpì: «gli analfabeti non sono più quelli che non sanno leggere o scrivere, ma sono quelli che non sanno usare un computer»
I dirigenti di IBM conoscevano bene il mondo dei computer. Ne erano i leader indiscussi e avevano la certezza di prevederne il futuro: avevano valutato in poche centinaia di unità all’anno il numero di computer necessari nel mondo. Un mondo che appariva stabile e sicuro.
Sulla base di questa previsione, furono date delle concessioni a un giovane imprenditore californiano, da cui IBM aveva appena acquistato un nuovo sistema operativo, ma di cui lui voleva mantenere l’esclusiva. Da questo clamoroso errore di valutazione nascevano Microsoft e la Rivoluzione Tecnologica.
L’avvento della tecnologia iniziò a cambiare radicalmente il futuro del mondo, influendo su miliardi di persone e arrivando a rivoluzionare il modo con cui concepiamo oggi la nostra vita.
30 anni fa era difficile capire come la comunicazione avrebbe potuto avere un effetto tanto dirompente.
Lavoravo a New York agli inizi degli anni ’80 e in banca utilizzavamo i word-processor. Quando li vidi ne rimasi affascinato, ero infatti ancora abituato alle macchine da scrivere tradizionali, carte carbone e cancellino: non mi pareva vero di poter lavorare su un testo, correggerlo e riscriverlo elettronicamente prima di stampare tutte le copie che volevo, mettendo il testo in memoria.
Poi nel ’82, un giorno di luglio, in banca fecero il loro ingresso sulla scena i computer Apple dotati di floppy disk. La comparsa dei fogli elettronici di calcolo e la possibilità di costruire scenari diversi, cambiando semplicemente le ipotesi di base, aprirono un nuovo modo di lavorare.
La contabilità di tutta la divisione bancaria fu inserita su fogli elettronici. Facili da programmare, permettevano un'agilità di lavoro e di gestione prima impossibile. Poi iniziò la possibilità di inviare messaggi elettronici interni fra colleghi in tempo reale. Iniziammo a sostituire i fax e le telefonate. Era molto comodo, si inviava il messaggio secondo i nostri tempi e il ricevente lo leggeva e rispondeva quando poteva. Non c’era più da aspettare in linea o venire interrotti mentre occupati in altre attività. Ricordo che iniziavamo a dire ai nostri clienti: «a che cosa le serve avere dei soldi sul conto se non sa di averli o se lo viene a sapere dopo un mese. Fino a che non lo sa non li può utilizzare, è come se non li avesse».
La banca introdusse un servizio informativo di gestione in tempo reale dei movimenti di denaro. Il business si stava estendendo: non più solo prestare soldi ma anche fornire informazioni. L’economia si stava velocizzando e il tempo diventava sempre più prezioso.
La tecnologia stava portando in primo piano l’importanza dell’informazione rispetto ai settori industriali tradizionali.
Era finita l’era industriale, eravamo entrati nell’era dell'informazione.
La tecnologia, inizialmente introdotta nei settori produttivi, presto si estese al mondo della comunicazione, dove fece subito sentire il suo profondo effetto rivoluzionario.
Fino ad allora la comunicazione era intesa principalmente come entertainment, cioè divertimento. Quando osservavo i listini di borsa non capivo perché il settore entertainment avrebbe dovuto crescere e fare più profitti dei settori produttivi industriali tradizionali.
Il divertimento in quei giorni era considerato un settore marginale rispetto ai settori produttivi tradizionali. Si pensava che la gente potesse senza dubbio andare di più al cinema, guardare più televisione o ascoltare più musica. Si poteva insomma immaginare un crescita del settore, ma mai che potesse sorpassare i settori produttivi tradizionali.
La tecnologia informativa è sostenuta da un processo interno di rivoluzione e cambiamento continuo. Si estende penetrando nelle attività quotidiane e continua a trasformare e rivoluzionare tutti i settori: industria, servizi, finanza, divertimento, business, fino alle relazioni sociali.
La tecnologia informativa sta influenzando la nostra vita ed erodendo i nostri modelli culturali occidentali. Sta provocando la destrutturazione delle nostre norme sociali e dei valori di vita tradizionali.
Si è trasformata nel terzo mercato al mondo dopo le banche e la sanità e sta crescendo al doppio dell'economia globale.
La tecnologia informativa si è traformata però in un agente di cambiamento esplosivo. Essa sta spingendo un processo di obsolescenza talmente accelerato a livello produttivo, culturale e sociale da farci dire che, oggi, gli analfabeti del XXI° secolo non sono più quelli che non sanno usare i computer, ma quelli che non hanno imparato a imparare, a disimparare e a imparare nuovamente. Sta spingendo tutti noi e le nostre aziende in un ciclo continuo, senza fine, di trasformazione per poter continuare a cavalcare con successo l'onda lunghissima del cambiamento globale.