La vera sfida di questa crisi
Quanti, da giovani, si sono ripromessi di non ripetere atteggiamenti o comportamenti dei propri genitori, per poi scoprire, una volta adulti, di essere diventati simili a loro? È come se ci fosse una forza che, inesorabilmente, in modo invisibile e nostro malgrado, ci modella a loro somiglianza.
Pensiamo a quanti, involontariamente, hanno ricreato situazioni che avevano strenuamente combattuto. Ricordo un vecchio compagno di liceo che aveva creduto negli ideali del ‘68 e di quanto si fosse sentito tradito dai sui compagni che, terminato il tempo della protesta, si erano reinseriti, da borghesi, in quella stessa società che volevano cambiare.
Oppure mi viene in mente Fidel Castro: ha lottato per cacciare un dittatore per ritrovarsi lui stesso a capo di una dittatura, diversa per contenuti, ma simile nella forma politica.
Cosa prende il sopravvento sulla nostra volontà e modella noi e il mondo che ci circonda, nostro malgrado? Questa forza invisibile sono i nostri schemi inconsci: ciò che ci identifica nel profondo e che sfugge al controllo della nostra mente razionale cognitiva. Sono le nostre convinzioni, attraverso le quali diamo significato agli eventi e che quindi determinano il senso della realtà che viviamo, influenzando le nostre decisioni.
In breve: chi siamo nel profondo (non chi crediamo si essere) determina ciò che vediamo, creiamo e viviamo.
Questi meccanismi ci sfuggono, perché avvengono a livello inconscio. La nostra parte razionale ci fa percepire il mondo esterno come una realtà oggettiva, quando invece è un prodotto dei nostri schemi mentali.
Se non ci piace la realtà che abbiamo di fronte, non possiamo cambiarla agendo dall’esterno, perché abbiamo contribuito noi stessi a crearla. L’esterno non è che il nostro specchio, cambiarlo o infrangerlo se non ci piace quello che riflette, serve a poco. L’agire sull’esterno produce risultati solo apparenti e superficiali, se non è seguito o preceduto anche da un radicale cambiamento interno.
Se ho perduto il lavoro o se il mio fatturato aziendale è calato del 60%, è quindi possibile che io stesso, anche se inconsciamente, abbia contribuito a creare questa situazione.
Se io sono il responsabile della mia sitazione di difficoltà, come faccio ora a riprendere il controllo di questa forza invisibile che mi dirige dove non vorrei? Cosa posso fare per percorrere nuove strade, invece che ripetere in maniera compulsiva i vecchi schemi?
Analizzare la crisi dall’esterno non è più sufficiente. L’esterno ci mostra le conseguenze del problema, non le cause.
Rischiamo di comportarci come gli astronauti del film “Il Pianeta Proibito” impegnati in una lotta contro mostri che in realtà sono la rappresentazione delle loro profonde paure inconsce, materializzate dalle peculiari qualità energetiche del pianeta.
Questa è la vera sfida della crisi di oggi.
Nel passato, la lentezza dei cambiamenti ci dava il tempo di adattarci e adattare le nostre convinzioni interpretative. Le interpretazioni che ereditavamo da chi era venuto prima di noi spesso continuavano a funzionare per molti anni ancora.
Oggi no. Tutto diventa presto obsoleto, l’accelerazione del cambiamento ci obbliga a trovare continuamente nuovi schemi interpretativi interni, a modificare il nostro Io più velocemente che in passato per poter fronteggiare con successo scenari sempre nuovi.
Questa crisi, ancor più delle crisi precedenti, ci costringe a uscire dalla nostra zona di conforto: il cambiamento è diventato un atto obbligato per milioni e milioni di persone.
Se non possiamo evitare il cambiamento, possiamo tuttavia appellarci alla consapevolezza per gestirlo.
Affrontare la crisi con la consapevolezza che il crollo del sistema è il crollo del nostro specchio, ci permette di evitare di esserne risucchiati e travolti. La crisi diventa un’opportunità da cavalcare con coraggio per trasformare radicalmente noi stessi, e al contempo la realtà che ci circonda.
Farlo è una responsabilità di tutti noi, nei confronti della nostra vita.
Lo è a maggior ragione per tutti coloro che sono a capo di una nazione, di un’organizzazione o di un’azienda. Perché essi hanno nelle loro mani la responsabilità, non solo della loro vita, ma anche della vita di tutte quelle persone che, più o meno direttamente, da loro dipendono.