Alitalia, dinosauro in via di estinzione

Dopo la caduta del comunismo, simboleggiata dalla caduta del muro di Berlino, al capitalismo, rimasto l'unica ideologia in campo, è stata demandata la missione di estendere  la prosperità economica al mondo intero.
Già nel 1960, Daniel Bell, famoso sociologo statunitense, si era reso conto di quanto negli USA le condizioni sociali ed economiche descritte da Marx fossero superate  e di come esse non potessero più rappresentare la realtà esistente. Il marxismo, con la sua interpretazione della società – incentrata sulla funzione storica della classe operaia come fulcro portante della lotta di classe per superare le ineguaglianze economico-sociali – era diventato obsoleto negli Stati Uniti del XX secolo.

 

Oggi anche il capitalismo rischia la stessa sorte. L'ideologia capitalista sta vivendo una profonda trasformazione: nel giro di pochi anni, sotto l’effetto della digitalizzazione, ci siamo trovati a constatare la presenza di un mondo lento all'interno di un mondo più veloce. Le vecchie etichette della guerra fredda, del terzo mondo, dei paesi emergenti, del comunismo, del capitalismo, hanno perso ogni loro funzione descrittiva della realtà.

Le grandi aziende simbolo del capitalismo industriale, sono oggi  dinosauri in via di estinzione. Come i dinosauri, non scompariranno dall'oggi al domani, ma si estingueranno presto se non saranno in grado di adattarsi alle mutate condizione esterne. Alitalia è un esempio di questa transizione epocale.

Resuscitata nel 2008 a colpi di miliardi di euro, per volontà e interessi politico-economici mascherati dietro motivazione patriottiche, nel nome di un orgoglio nazionale  di stampo fine-ottocentesco, oggi a solo 4 anni dal salvataggio, Alitalia è nuovamente un'azienda sull'orlo del fallimento, capace di perdere 1,5 milioni al giorno.
 
Errori di tutti i tipi sono stati fatti nella gestione della nuova Alitalia. L'abolizione di vecchi ignobili privilegi, non è stata sufficiente a compensare gli errori di una ragion politica alimentata da un orgoglio nazionalista ormai fuori moda. Sono stati fatti grossi errori di miopia strategica, tra i più evidenti quello di optare per i voli interni Roma-Milano rispetto a quelli internazionali, senza considerare i cambiamenti del mercato:  i treni ad alta velocità, i voli low cost, l’antitrust e i ceppi ai piedi del cuneo fiscale e contributivo.

Così, dopo solo 4 anni siamo al punto di partenza, e assistiamo impotenti alle mosse di Air France, pronta ora a spolpare un malato terminale, che il governo considera un asset strategico nazionale.
 
Il Ministro dei Trasporti, in una recente intervista, ha difeso la soluzione Poste Italiane proposta dal governo affermando: «in questi cinque anni è cambiato il mondo».
Ha ragione il ministro, ma perché nessuno aveva ascoltato l'ambasciatore americano a Roma quando, in una lettera del 2008, contestava l'allora salvataggio di Alitalia perché non favoriva la concorrenza e creava un monopolio a svantaggio del paese e del consumatore?

L'ambasciatore non fu ascoltato perché non ci si era ancora resi conto che il capitalismo, nella sua forma storica, avesse raggiunto l'apice della maturità, e che soprattutto il capitalismo di stato avesse terminato la sua funzione storica.
Oggi siamo nel mezzo di una trasformazione epocale: quello che sta emergendo da questa trasformazione è il mercato. Nessuno comanda più, è il mercato che fa le regole.

Una trasformazione rapida che avviene nel solco del cammino aperto dalla tre democratizzazioni: della tecnologia digitale, della finanza e dell'informazione.
Stiamo entrando nella nuova era della frammentazione. Le vecchie aziende, dinosauri dell’era industriale, si stanno disgregano in piccole unità.
Le nuove tecnologie hanno eliminato molti degli intermediari tra il consumatore e i produttori. L’immediatezza diventa la cosa più importante per avere successo nel business.

Questo nuovo scenario non può essere più gestito da aziende e imprenditori di Stato, legati a doppio filo alle grandi banche e alla burocrazia politica, che influiscono nelle decisioni e ne rallentano l'implementazione.