Perché falliscono le aziende
Una recente inchiesta di Booz&Co, condotta su un campione di oltre 700 top manager delle più grandi aziende mondiali e focalizzata sulla relazione tra la creazione di valore e i risultati aziendali, ha portato a risultati molto interessanti. Agli executives coinvolti è stato chiesto di selezionare alcune delle aziende più rappresentative del loro settore e di spiegare le ragioni del loro successo o, al contrario, delle loro cattive performance.
Contrariamente alle aspettative, l’enfasi non è stata posta sulla tecniche di marketing o sulla qualità dei prodotti. Certo, i risultati hanno dimostrato che le aziende sono tutte mediamente brave a fare ricerca, a enfatizzare la qualità dei loro prodotti o a percepire le nuance di cambiamento dei gusti dei clienti: una cosa che non stupisce, se si pensa all’attenzione che tutte le business school hanno dato a questi aspetti, negli ultimi 30 anni.
Ma il risultato più importante e influente è stato un altro: le aziende non falliscono perché non capiscono il mercato, ma perché non capiscono se stesse.
Questa ricerca ha rivelato la parte più debole, e contemporaneamente meno studiata e analizzata, di una struttura aziendale. Una parte non gestibile con gli approcci quantitativi con cui gli abili manager vivisezionano e misurano i loro soggetti e le loro performance.
Quello che è stato messo in luce è il ruolo che oggi gioca la cultura di un’azienda e quindi l’identità aziendale nella vita della azienda stessa.
La confusione sulla identità o addirittura la sua mancanza, portano l’azienda non solo a non essere in grado di sviluppare strategie adeguate al cambiamento dei mercati, ma anche a non riuscire a eseguirle per mancanza di coerenza interna.
L’identità è oggi l’elemento chiave che, da solo, può determinare il successo o il fallimento di un’azienda.