Quando le rivoluzioni sono pacifiche e silenziose

Ho appena finito di leggere l’articolo «Teologia della liberazione senza ideologia», pubblicato recentemente sul “Corriere della Sera”, che prende spunto dalle riflessioni contenute nella prefazione di Papa Francesco al nuovo libro del cardinale Müller «Povera per i poveri. La missione della Chiesa».

Mi ha colpito e impressionato come Papa Francesco abbia introdotto concetti paragonabili a una rivoluzione copernicana.  Per la prima volta fonti religiosi affermano che il denaro non è la causa della corruzione; che la ricchezza è un bene importante; che di per sé non ha un significato malvagio, ma che questo significato dipende da come ci rapportiamo a essa e da come la utilizziamo. Ho preso atto che, caduta la grande secolare condanna morale sulla ricchezza, l’attenzione si sposta ora sulla nostra responsabilità personale.

Mi ha colpito anche il concetto di “Teologia della Liberazione senza ideologia”. Quando affrontiamo le situazioni senza le ideologie, senza idee preconcette personali, culturali o sociali, il mondo ci tocca direttamente nell’anima e diventiamo coscienti di una natura più profonda delle cose. Quando portiamo questo stato di coscienza nel business, cambia il nostro atteggiamento e si trasformano profondamente i rapporti personali che abbiamo con gli altri e il nostro successo lavorativo.

La presenza della consapevolezza si accompagna alla trascendenza dell’ego. Come le acque del Nilo che straripando portano fecondazione e benessere sulle terre adiancenti, la consapevolezza innalza la nostra umanità, fino a farla straripare dagli stretti argini del nostro interesse personale, per fecondare e portare Prosperità e Benessere a tutta la società.

Quando le divisioni create dai nostri argini interni crollano, nasce in noi un nuovo senso del Sé e del rapporto col mondo. La nascita di questa nuova profonda intuizione del Sé spinge le persone, povere o ricche che siano, a dedicarsi agli altri e al benessere comune. Spinge imprenditori illuminati a lavorare per un interesse più grande che trascende gli utili aziendali trimestrali. Ispira i ricchissimi a lasciare tutte o la maggior parte delle loro ricchezze a fondazioni benefiche, come espressione della loro gratitudine per quello che hanno ricevuto dalla vita.

Quando una persona vive il cammino della consapevolezza, sa nel proprio intimo che i risultati del proprio lavoro non sono esclusivamente merito suo,  ma che dipendono dall’aiuto e dal supporto di tutti. Per questo vive ogni giorno con un profondo senso di gratitudine verso la vita.

Percorrere il cammino della consapevolezza aiuta, come le inondazioni del Nilo, a trascendere gli argini e le limitazioni del nostro ego. Permette che dentro di noi si facciano strada l’empatia e la solidarietà: qualità che emergono naturali quando dissolviamo le nostre paure e lasciamo cadere le barriere interne erette per proteggerci dagli altri.
 
Attraverso il cammino della consapevolezza ci rendiamo conto che siamo individui interdipendenti appartenenti al grande canovaccio della società umana. Ci rendiamo conto che la parola “bene comune” non è un termine vuoto, ma è pieno di significato, perché è la natura stessa dello stretto intreccio che connette senza discontinuità la nostra vita e quella degli altri. Quello della consapevolezza è un cammino che ci porta a percepire che noi e l’umanità siamo un tutt’uno inscindibile.

Questa intuizione ci consente di capire e affrontare il paradosso che si crea quando  dedicandoci interamente, sinceramente e in maniera autentica, non solo ai noi stessi, ma al servizio di tutti, riceviamo in cambio dall’umanità intera un supporto inimmaginabile per il nostro successo personale e aziendale.