Trasparenza e onestà: la nuova frontiera della politica italiana
In nome del nuovo concetto di “transparency”, il governo Letta ha reso pubbliche le spese del parlamento sul web. Leggendole è facile notare come traspaia una certa superficialità di gestione: ingenti somme di denaro investite senza alcun tipo di controllo. Anche un cieco lo vedrebbe. Era un gesto dovuto, ma è finalmente apprezzato. Nel mondo di oggi la trasparenza dovrebbe essere un assunto, un valore radicato nel quotidiano: il mio augurio è che il gesto di Letta sia sintomatico di un nuovo inizio, di una pratica che si diffonda, rapidamente, dalla politica ad altri centri di potere quali regioni, province e sindacati.
Recentemente, nel corso di un talk show, un parlamentare ospite, commentando un servizio circa la pubblicazione online delle spese chiaramente contrariato e infastidito, ha sfidato il pubblico in sala: «Ma cosa volete che rappresentino i costi del parlamento rispetto ai problemi dell'Italia? Credete veramente di risolvere i problemi dell'Italia esponendo sul web i costi del parlamento? »
Poteva suonare a prima vista una battuta, invece no, lui era serio e sprezzante. Mi ha colpito la sua totale mancanza di consapevolezza di una necessaria evoluzione dei costumi del Parlamento e, soprattutto, l’indisporsi per via di un gesto “monello” che, ai suoi occhi, pare aver rotto una lunga tradizione di riservatezza da salvaguardare.
Non è una questione di cifre, bensì una questione etica, di “principi”: l’evidente crisi di valori che affligge e intacca l'attuale generazione di politici italiani e che si riflette con particolare evidenza nella noncuranza con cui si gestiscono i soldi pubblici.
I politici dovrebbero rappresentare gli interessi dei cittadini tutti. Molti di loro sono sposati, hanno figli e, probabilmente, capiscono l’importanza del valore “trasparenza”, che magari insegnano e pretendono dai/ai loro figli. Sanno cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, sanno cosa occorre fare. Sono sicuro che nessun politico voglia un’Italia travolta da debiti, corruzione e da continui scandali, tuttavia, mi domando perché non riescano a trasferire idee e propositi in azioni pratiche una volta giunti in Parlamento.
I politici svedesi, dopo la bancarotta del paese negli anni '90, hanno imparato ad ascoltare il popolo, permettendo al paese di diventare un modello di riferimento per l’intero mondo occidentale.
La speranza, dunque, è quella che anche l'italiano maturi una nuova coscienza etica, in cui la trasparenza e l’onestà guidino l’interesse del paese, e al contempo, ripaghino nel lungo termine lo stesso politico nella sua duplice veste di parlamentare e cittadino.