Quando la strenua fedeltà all’ideologia compromette il bene del Paese

L’Italia ha bisogno di riforme come un moribondo di ossigeno. Tutti ne parlano, l’Europa stessa le richiede. Non si tratta, tuttavia, di statalizzazioni bensì di liberalizzazioni: un concetto che è considerato, erroneamente, come topic di “destra”, e quindi automaticamente scartato. L’escamotage per una piena accettazione della cura è travestirla, dunque, da topic di “sinistra”: anche se morente, il malato è talmente indottrinato che preferisce morire che curarsi.

L’esempio di Renzi è particolarmente significativo: il neo-segretario del PD propone di rompere la logica della strenua difesa del proprio posto di lavoro per favorirne, invece, un’evoluzione volta a operare in nuove realtà emergenti.
 
Tuttavia, la fedeltà all’ideologia è ancora troppo radicata nella realtà italiana, in cui una parte dei sindacati fa la lotta ideologica alla più importante azienda italiana, la Fiat, insensibile alle drammatiche conseguenze di un eventuale spostamento strutturale della produzione all’estero, nonché della conseguente perdita di posti di lavoro. In un certo senso, quella della Fiat, è una battaglia vinta da un sindacato americano, pragmatico e scevro da odio ideologico, in grado di capire che la vera protezione del lavoro consiste in un pieno sostegno alle aziende.
 
Un altro caso di rilievo è rappresentato dai movimenti di rivolta dei tassisti italiani che, in risposta al decreto sulle liberalizzazioni, ricorrono anche alla violenza fisica per imporre il loro monopolio corporativo, invece di scegliere di innovare i propri servizi per rispondere a una domanda in continuo cambiamento.
 
La mancanza di consapevolezza che al termine di questa lotta miope non vi sarà alcun vincitore, è ancora troppo radicata nel nostro paese, in cui ancora ci si identifica con le lotte ideologiche del ‘900.
Sono ancora molti, troppi, quelli che scelgono la lotta invece della cooperazione per affrontare insieme le sfide che il futuro ci riserverà, sfide che saranno vinte solo attraverso l’aiuto di tutti.
 
L‘incapacità di abbandonare i consunti schemi mentali del ‘900 dimostra che abbiamo bisogno di nuove modalità di pensare e agire, allontanandoci gradualmente dalle vecchie esperienze che non hanno più una loro raison d’être nella società in cui viviamo oggi.
 
La speranza è quella che i portatori di vecchi schemi, incapaci di cambiare, abbiano il coraggio e la forza di farsi da parte: ne uscirebbero con onore e rispetto. Bertinotti, ad esempio, ha optato per il ritiro dalla vita politica, convinto che il suo partito non fosse più in grado di lavorare per il bene comune – nell’accezione rousseauiana – bensì di rappresentare solo una minoranza del Paese.