Una leadership forte per l’Italia? Cerchiamola dentro di noi

Ernesto Galli della Loggia, nel suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera del 29 dicembre scorso, ha fatto notare quanto sia stata sbrigativa l’analisi che Eugenio Scalfari ha fatto su Repubblica nei confronti della nuova leadership di Matteo Renzi. Scalfari, dipingendo il nuovo segretario del PD come un "capo popolo" e "un uomo della provvidenza", non avrebbe fatto altro che agitare il consueto spauracchio fascista per delegittimare una figura non gradita.

Di diverso avviso è il noto sociologo Francesco Alberoni, che sul Corriere della Sera del giorno seguente ha fatto da sponda a Galli della Loggia, auspicando non solo l’avvento di un vero leader ma anche la necessità che egli sia eletto dal popolo.
 
Da qualunque parte la si guardi, la condizione dell'Italia non può che generare scoramento: il Paese è l'ombra di se stesso, cade a pezzi, è alla deriva.
Anche la rabbia - dietro la quale vi era quantomeno la speranza di un cambiamento finale - ha lasciato lo spazio a un generale senso di impotenza.
 
Il governo che ha recentemente emesso il decreto "mille proroghe" sembra la montagna che ha partorito il topolino. Un parto complesso e faticosissimo al servizio degli interessi degli infiniti centri di potere, occulti e non, che in questi decenni si sono impossessati del Paese, spartendoselo e gestendolo senza alcuna responsabilità.

È questa l'Italia che i leader del dopoguerra sognavano di costruire 70 anni fa? Allora l'obiettivo principale era lasciarsi alle spalle il ventennio precedente e costruire un paese antifascista.
Quella missione è stata compiuta, eppure non siamo stati capaci di andare oltre. Per decenni abbiamo guidato un’auto guardando fisso lo specchietto retrovisore. Era ovvio che prima o poi saremmo andati a sbattere da qualche parte.
Oggi il paese deve svegliarsi dal sogno e poi riorientarsi. Non sarà facile.
Il momento è difficile, tuttavia non bisogna farsi risucchiare dalla negatività che ci circonda.  Il nostro stato d’animo dipende da come noi interpretiamo gli avvenimenti esterni.
La sfida di oggi è sapersi mantenere emozionalmente saldi, ritrovando internamente un chiaro senso di direzione personale: dobbiamo ridare un significato profondo al perché ci alziamo ogni mattina, lasciando che ciò che non possiamo controllare scorra fluido attorno a noi. La vita è un fluire costante, ma siamo noi a scegliere le strade che ci permettono di crescere. Consapevoli che la nostra crescita interiore si rifletterà poi anche all’esterno.
 
Può darsi che l'Italia abbia bisogno di una guida forte, come chiede Galli della Loggia, oppure di un leader eletto direttamente dal popolo, come auspica Alberoni.
Non voglio tuttavia inserirmi in questo dibattito politico, perché credo che la priorità sia un’altra.
Occorre, prima di tutto, che siamo noi stessi a darci una leadership che attinga forza da dentro di noi. Dobbiamo smettere di appoggiare il destino delle nostre vite a muri esterni che creano solo false sicurezze.
Senza questo passaggio, l'Italia e i prossimi governi continueranno a riflettere con fedeltà la nostra vera intima natura.