Il successo è una nostra libera scelta
Cosa permette a un imprenditore di risollevare le sorti di un'azienda, a un disoccupato di trovare lavoro o a uno sportivo di vincere una gara? Cosa, in sostanza, ci permette di avere successo? La risposta è unica per tutti: abbiamo successo solo se siamo in grado di cambiare la realtà in cui operiamo.
Nel mondo dello sport è importante credere di poter vincere, ci dà la forza di continuare, anche quando sembra che tutto sia perduto. Quanto più ci crediamo, tanto più siamo in grado di trovare dentro di noi le risorse per potercela fare. Lo sapeva bene Mohamed Alì quando ipnotizzava il suo avversario, settimane prima dell’incontro con le sue ossessionanti cantilene “l’orso cadrà alla quarta”.
La domanda che uno sportivo, un imprenditore o una persona che ha perso il proprio lavoro dovrebbe farsi è: come posso modificare quella realtà esterna che mi appare oggettiva, reale, concreta, con una sua esistenza indipendente dalla mia?
La risposta a questa domanda determina il successo o il fallimento. E la risposta dipende solo dalla concezione che uno ha della realtà in cui vive.
Chi ha una concezione del mondo classica, costruita sulla convinzione che la realtà sia qualcosa di oggettivo, separata da noi e difficilmente modificabile, vive oggi un senso di smarrimento, di depressione, di impotenza. Davanti a un muro che non può essere smosso, si sente vittima delle circostanze, in balìa degli eventi esterni e obbligato ad accettarli passivamente.
Ma siamo veramente vittime delle circostanze? La nostra vita dipende dalla mano di carte che il fato ci passa? Siamo vittime di un destino crudele e ingiusto o di scaltri manipolatori che complottano contro di noi?
La mia esperienza mi ha insegnato il contrario. Da giovane sportivo istintivamente non accettavo le realtà che mi circondavano. Avevo imparato a reagire dentro di me, costruendo nella mia immaginazione scenari diversi su cui focalizzare le mie energie per realizzarli. Lo stesso metodo ho seguito anche nella vita lavorativa e privata, per costruire gli scenari che più desideravo.
Ma qual è il limite di ciò che possiamo creare, se la realtà è oggettivamente esterna e indipendente da noi? Da giovane non mi ponevo la domanda, mi bastava che il sistema funzionasse. Solo con l'età ho trovato nel costruttivismo le risposte che mi hanno permesso di scoprire i fondamenti teorici dei miei successi e dei miei fallimenti.
Secondo il costruttivismo la realtà è il risultato dei nostri costrutti, ovvero delle mappe mentali inconsce, basate sulle nostre interpretazioni delle situazioni che ci circondano.
I nostri costrutti sono la causa primaria della nostra realtà. Noi non siamo vittime, ma viviamo la nostra vita come attori attivi. Gli eventi, che la nostra mente fa apparire come se ci capitassero, sono invece una nostra costruzione soggettiva. Quindi il loro significato dipende dalle nostre interpretazioni interne: ecco perché lo stesso evento può essere letto da una persona come un problema e da un'altra come un'opportunità.
In questa nostra scelta, anche se inconscia, noi esprimiamo la nostra massima libertà come esseri umani e il più alto livello di responsabilità personale.
Il mondo esterno non esiste se non attraverso i nostri occhi e gli altri sensi, perché è costruito da noi stessi.
Noi siamo responsabili di come lo costruiamo. Noi siamo quindi pienamente responsabili della nostra esperienza di vita.
Abbiamo la capacità di cambiare la nostra esperienza di vita in qualunque momento lo decidiamo. Abbiamo la libertà di scegliere se vivere da vittime oppure da protagonisti, se riuscire o non riuscire a trovare lavoro, se rigirare un’azienda o dichiararne il fallimento, se vincere o perdere una gara. Siamo liberi di scegliere se avere successo o fallire.
Ricordiamoci però che la persona responsabile che si sente artefice e attore della propria vita, se non riesce a influire nel breve termine sulle circostanze esterne, si sente libera di cambiare terreno di gioco, spostandosi e andando a costruirsi la propria vita in luoghi più favorevoli, rifiutando il ruolo passivo della vittima. Cerchiamo di evitare che questo spostamento in Italia diventi di massa.