Voglio sfide vere, entusiasmanti

Una notizia diramata dall’agenzia Agi lo scorso 24 agosto mi ha colpito e mi ha fatto riflettere: «La crisi ha cancellato l'Italia dalla cartina europea della competitività. Anche la Lombardia, fino a tre anni fa tra le prime cento regioni europee, è uscita dalla classifica e si trova ora al 128esimo posto. Lo certifica la Commissione europea nell'indice del 2013. In testa alla Top 5 c'è Utrech, in Olanda, seguita dall'area di Londra, dal Berkshire - Buckinghamshire - Oxfordshire (Gran Bretagna), da Stoccolma, e dal Surrey (ancora in Gran Bretagna). Le regioni del meridione d'Italia occupano tutte le ultime posizioni della classifica. La Sicilia è al 235esimo posto su 262. La Calabria è al 233esimo subito dietro alla Puglia e poco distante dalla Basilicata (227). La classifica è stata stilata tenendo conto di diversi fattori: istituzioni, stabilità macroeconomica, infrastrutture, sanità e istruzione di base».

L'articolo include un commento del presidente di Regione Lombardia che imputa l'improvvisa perdita di competitività della regione che presiede, all'azione del governo tecnico di Mario Monti. Senza entrare nel merito delle sue opinioni, la dichiarazione mi è sembrata alquanto riduttiva.

Da vecchio sportivo quale sono, ho rispolverato i miei ricordi. Di fronte a una qualsiasi sfida sportiva mi sono sempre fatto una sola domanda: cosa devo fare per essere almeno tra i primi tre classificati? Una volta trovate le risposte, predisponevo un programma e lo seguivo scrupolosamente, allenandomi fino a raggiungere il risultato. La teoria sembra molto semplice, la pratica lo era un po' meno: dovevo sopportare la fatica dell'allenamento, decidere se vedere gli amici o fare la seduta di pratica, se passare il week-end al mare oppure in palestra. Tuttavia, una volta prese le mie decisioni, tutto si svolgeva senza troppi intoppi.

Non conosco altri modi per ottenere risultati reali (ma forse ho dei limiti che non mi permettono di vedere strade alternative). Per cui capirete, non solo quanto sia rimasto impressionato dal crollo delle regioni italiane nella classifica di competitività, ma quanto mi siano cascate le braccia nel leggere le dichiarazioni del presidente di Regione Lombardia.

A me non interessa riportare la Lombardia dal 128° posto al 100° posto, né tantomeno la Sicilia dal 235° al 200°. A me interessa sapere cosa dobbiamo fare per portare la Lombardia nei primi 5 posti in Europa e la Sicilia, magari inizialmente, almeno al 100° posto, e così per tutte le altre regioni italiane.

Io voglio sfide vere, obiettivi veri. Voglio potermi entusiasmare quando lavoro sapendo che il mio lavoro sta facendo crescere il Paese, sta aiutando gli altri a stare meglio, ad avere successo e non solo a sopravvivere senza speranza.
Io ho bisogno di leader che abbiano visione e il coraggio di implementarla. Che mi spieghino con chiarezza cosa dobbiamo fare e qual è il prezzo da pagare per raggiungere l'obiettivo. Leader che abbiano le competenze, la coerenza, la maturità e l'umanità necessarie per prendere decisioni difficili, e l'integrità morale per portarle a compimento.

Vago come Diogene con una lanterna in mano e mi chiedo: dove sono queste persone in Italia oggi?