Lettera aperta alle mie due figlie (prima parte)
La laurea non vi garantisce di essere assunti in un’azienda: è un training che avete fatto per voi, per acquisire competenze che sostengano la vostra passione, per ottenere le strutture che necessitate per interpretare le esperienze di vita e lavoro e per imparare a organizzarle.
Questo percorso formativo vi ha dato l’occasione per iniziare a praticare, insieme alle competenze, quelle qualità del carattere che vi serviranno nella vita. Se vi presentate a un colloquio di lavoro con il diploma di laurea, mostrandolo come un biglietto del cinema state guardando diritto negli occhi la vostra disoccupazione.
La laurea è una piattaforma interna che vi siete costruite e da cui partite, non un biglietto per il cinema. L’azienda non è, infatti, un cinema in cui entrate con un biglietto che vi dà diritto a un posto a sedere e vi dà accesso allo spettacolo che avete scelto. Per un’azienda di oggi una laurea è solo una condizione minima necessaria ma non necessariamente sufficiente per assumervi.
Un’azienda non è interessata al vostro pezzo di carta per cui avete tanto sudato, se non nella misura in cui rappresenta chi siete, come lavorate, come reagite alle avversità, come affrontate le sfide e i problemi, la vostra capacità di portare un compito a termine prendendovi la responsabilità del risultato, la vostra integrità, la vostra capacità di aggiungere valore all’organizzazione e di aiutarla ad aumentare le vendite e i profitti.
Ciò che a un’azienda interessa realmente sapere è quanto di voi stessi mettete nel lavoro e in che modo porterete valore aggiunto all’organizzazione.
Nel suo processo di scelta è questo vostro percepito valore aggiunto che paragonato a quello degli altri farà decidere se sarete assunti o meno.
[fine prima parte]