Quali sono le qualità che un imprenditore e la sua azienda devono avere, non solo per sopravvivere, ma per aver successo nella realtà di oggi?
È da tempo che si dice e ci si aspetta che l’economia italiana riparta.
Sembra quasi di assistere a un gioco di magia. Mentre le autorità monetarie italiane ed estere continuano a prevedere una caduta del Pil futuro per il nostro paese, noi assistiamo a un bombardamento giornaliero di dichiarazioni sulla necessità per il paese di riprendere la sua crescita.
Non facciamo quasi più caso a queste dichiarazioni che vengono ripetute come un mantra, quasi che il continuare a ripeterle possa magicamente avere l’effetto di far ripartire il motore dell’economia. Sembra di assistere a un rituale magico di apprendisti stregoni, che davanti al calderone bollente buttano gli ultimi intrugli della loro pozione accompagnando il gesto con frasi magiche.
Ma se ci fermiamo un momento a pensare ci rendiamo conto che sono solamente parole. Ci sono solo due modi perché l’economia ritorni a crescere, al di là delle demagogie politiche:
- o lo stato fa investimenti in aziende, cosa complessa e limitata come hanno rivelato gli ultimi decenni e difficile da fare in un momento in cui le casse sono vuote e lo Stato è sull’orlo del baratro
- oppure la responsabilità della crescita deve essere prese in mano dalle aziende stesse che rappresentano la parte produttiva del paese.
Non è vero che oggi tutte le aziende italiane vanno male. Vanno male soprattutto quelle che non hanno saputo uscire dai vecchi concetti della produzione, mentre altre sono piene di vitalità.
Ma se c’è una formula magica perché non la adottano tutti?
Il fatto è che esistono ostacoli al cambiamento. Non esiste soltanto la difficoltà di una riconversione fisica, esiste soprattutto la difficoltà di un cambiamento culturale.
L’imprenditore italiano che vuole produrre per il mercato locale o vuole esportare non è più di fronte al mercato degli anni ‘60 o ‘70. Nel momento in cui mette il naso fuori si trova ad affrontare uno scenario nuovo.
La globalizzazione ha spazzato tutti i vecchi scenari familiari. È cambiato tutto, le regole non sono più le stesse con le quali si giocava. I cambiamenti avvengono sempre più rapidamente, è una continua accelerazione. La digitalizzazione dell’informazione ha un effetto devastante: oltre ad aumentare esponenzialmente la velocità dei cambiamenti, non permette di prevedere la loro direzione e la loro complessità. Crea scenari assolutamente instabili e super competitivi e comprime in pochi anni cambiamenti radicali e strutturali che prima si articolavano lungo decenni.
Quali sono in queste circostanze le qualità che un imprenditore e la sua azienda devono avere, secondo voi, non solo per sopravvivere ma per aver successo nella realtà di oggi?